Il Litorale - dove università e società si incontrano

Alessandro Pasquali e Giorgia Pati all'inaugurazione del Litorale
Alessandro Pasquali e Giorgia Pati all'inaugurazione del Litorale

Il Litorale

14 Giugno 2019

“Litorale” è un termine che evoca l’incontro fra terra e mare. Esprime quindi la permeabilità, ma anche l’approdo – per il navigante che cerca un punto fermo – e l’avvio – per chi vuole esplorare nuovi orizzonti. Il Litorale è un’iniziativa dell’USI nel cuore di Lugano, al Quartiere Maghetti. Un luogo dove mondo accademico e imprenditoriale si confrontano in un ambiente agile e informale, sviluppando un ecosistema che crei valore grazie agli effetti della “contaminazione territoriale”.

Ricerca e innovazione sono molto di più che semplici parole chiave utilizzate nell’ambito della politica. Sono in tutto per tutto la forza motrice che è alla base dello sviluppo economico di molti paesi, specialmente per la Svizzera, che notoriamente dispone di scarse risorse naturali, ad eccezione della presenza di menti eccelse e competenze avanzate. Nuove tecnologie e servizi sono ai nostri giorni un prodotto di piccole iniziative imprenditoriali quali le start-up, che godono di un enorme potenziale sul territorio Svizzero. Tuttavia, sfruttare queste opportunità per costruire ecosistemi regionali di start-up richiede punti di incontro e luoghi in cui l'innovazione possa essere vista da tutti, per suscitare l'interesse per le attività imprenditoriali. Grazie a Il Litorale, Lugano ha ora uno spazio a disposizione nello storico quartiere Maghetti che mette a disposizione spazi aperti per eventi e qualche stanza ad uso ufficio.

Lo scorso 11 aprile l’USI ha inaugurato ufficialmente Il Litorale, la nuova struttura extra muros dell’Università della Svizzera italiana presso il Quartiere Maghetti, nel cuore della Città di Lugano. Alla presenza di una cinquantina di invitati – autorità comunali, cittadini, rappresentanti d’azienda, referenti dell’ateneo e membri della comunità accademica – il Rettore Boas Erez ha illustrato il concetto della nuova iniziativa dell’Università: “Il Litorale è il luogo dove l’acqua incontra la spiaggia, e in questi spazi l’USI uscirà dal proprio campus per incontrare altre realtà: la società civile, il mondo dell’imprenditoria e quello culturale”.

Gli obiettivi alla base del progetto sono principalmente tre:  (1) spostare la comunità accademica fuori dalle mura dei campus e allo stesso tempo far avvicinare potenziali stakeholders presenti sul territorio per un’interazione al di fuori delle mura universitarie; (2) avvicinarsi al contesto imprenditoriale e fornire un accesso privilegiato a studenti e laureati attraverso un avamposto strategicamente posizionato nel centro città; (3) creare la così detta “comunità di pratica" per consentire un confronto incrociato e creare valore, favorendo così lo sviluppo economico e sociale della regione.

Ultimamente, molti istituti universitari hanno intrapreso progetti simili, grazie ai partenariati con aziende e referenti (stakeholder). L’USI ha tuttavia deciso di concentrarsi sul suo aspetto fondamentale: gli studenti. Il motore del Litorale è infatti un gruppo di studenti e laureati USI, che hanno fondato l’associazione non profit Match Strategies, alla quale l'Università ha affidato le attività di "community building". Il compito assegnato a Match Strategies è essenzialmente quello di forgiare la suddetta comunità di pratica, nella quale si fondono pratica e teoria, dove esperti e professionisti condividono le proprie conoscenze e imparano gli uni dagli altri. Ad esempio, gli studenti che imparano dagli imprenditori sulle attuali esigenze del mondo del lavoro, gli imprenditori che apprendono le nuove tendenze nell'istruzione superiore (approccio da nuovo studente), e gli accademici che imparano le nuove tendenze della società che portano a ulteriori indagini accademiche.

Per comprendere a pieno il valore della partnership, abbiamo parlato con la presidente di Match Strategies, Giorgia Pati, che ha condiviso con noi la sua visione e le sue aspettative.  

 

Giorgia, all’inaugurazione del Litorale hai detto, “è raro che un’università offra un’opportunità simile ad un’associazione studentesca”. Potresti andare più nel dettaglio?

È pensiero comune che gli studenti siano giovani poveri di esperienza, che hanno appena approcciato al mondo adulto, non del tutto pronti ad assumersi grandi responsabilità in campo professionale. Io ed i miei colleghi, fondatori di Match, abbiamo una visione differente: i giovani non hanno solo voglia di imparare, ma offrire anche le proprie capacità con un approccio assolutamente fresco ed innovativo. Il nostro rettore ha inevitabilmente dimostrato di riconoscere e condividere ciò, affidandoci la responsabilità del coordinamento dei nuovi spazi. A nostro parere, l’USI ha saputo così distinguersi dalle classiche accademie, fornendo uno strumento di formazione pratica che affiancherà quella teorica per tutti gli studenti che beneficeranno de “Il Litorale”.

 

Il co-working in Ticino sta sbocciando, vedi per caso un rischio di saturazione dell’offerta? Come si discosta l’iniziativa dell’USI da quelle già esistenti?

Del tutto vero, e ritengo che ciò sia in linea con le politiche locali che tendono sempre più al rilancio del Ticino come cantone in grado di competere con gli standard federali di crescita ed innovazione. Il mondo è pieno di co working, ma la nostra proposta di valore è tutt’altra: uno spazio volto alla creazione di una vera e propria comunità, che condivide scopi e valori, composta da stakeholders del mondo accademico e cittadini. La sua creazione è ancora in corso, attraverso una serie di programmi di eventistica volti a studenti, ricercatori, professori, startup ed imprese locali. Un format assolutamente coerente con ciò che si sta sviluppando in tutto il mondo; di recente, ho assistito ad una competizione fra StartUp svoltasi a Shanghai, che è stata organizzata proprio in uno spazio di coworking. Sono questi i concetti che vorremmo portare nel nostro territorio.

 

Dove ti vedi fra 5 anni?

Semplice, esattamente dove sono ora ma con qualche ruga in più, maggiore esperienza ed ancora più persone che possano aiutarci a concretizzare nuove iniziative, progetti e scopi analoghi a quelli che intendiamo raggiungere ora. Non posso immaginare come sarà il mondo fra cinque anni, ma di sicuro intendo ricercare sempre contesti lavorativi che mi diano l’occasione di imparare e crescere migliorando me stessa.

Per sottolineare l’incontro fra innovazione, creatività e società, all’evento si è tenuta anche una dimostrazione della creatività tecnologica di SLUX, la startup nata da un'idea del giovane inventore Alessandro Pasquali che ha mostrato le potenzialità dei dispositivi di trasmissione e ricezione con la luce a corto raggio da lui ideati per permettere ai non addetti di conoscere da vicino questo mondo.

 

Alessandro, raccontaci le motivazioni della tua invenzione e come hai creato SLUX, con quali intenti e obiettivi.

Fin da quando ero più piccolo ho sempre avuto la passione per la scienza e la sperimentazione. Dal costruire piccole radio alle reazioni chimiche mi sono cimentato negli esperimenti più vari. La luce in particolar modo aveva per me un certo carattere di bellezza che mi interessava. Ho volute dunque provare ad utilizzarla per trasportare informazioni. Le sperimentazioni sono andate Avanti per molti anni per pura passione scientifica e di esplorazione. Una volta aumentata l’efficienza dei sistemi e capite le applicazioni pratiche che si potevano implementare è nata l’azienda con l’obiettivo di offrire qualcosa di nuovo e di bello nel mondo delle telecomunicazioni. 

 

Quali sono i maggiori ostacoli che deve affrontare un giovane inventore per portare la sua idea sul mercato?  

Questa è una domanda molto interessante. Le difficoltà da superare sono tantissime soprattutto quando si parte così dal piccolo. Mi sono capitati molti casi di persone o investitori che nonostante avessero davanti a loro I prototipi funzionanti e la dimostrazione di collegamenti come quello della Manica, non hanno compreso il potenziale di mercato o non sono venuti incontro nello strutturare le molte lacune che una struttura come la mia in questo stadio ovviamente avea. Magari volevano vedere maggiormente il mio lato imprenditoriale oltre che di inventore. Qui rispondiamo dunque alla seconda domanda. 

 

Una mente creativa può avere del talento imprenditoriale? 

Una mente creativa penso che possa essere certamente un imprenditore, penso che la creatività sia fondamentale in questo campo. Sicuramente esistono anche moltissimi tipi di imprenditori. Se esiste una classe di imprenditori-inventori di successo e soprattutto se io posso essere ritenuto tale forse è troppo presto per dirlo. 

 

Hai un numero elevato di brevetti a tuo nome (11 al momento), sparsi nella maggior parte dei Paesi sviluppati. Quando pensi che questa tecnologia possa diventare uno standard nel mercato delle telecomunicazioni?

Penso sia molto difficile rispondere data la larghissima quantità di variabili non ancora fissate. Per il progresso delle persone e della tecnologia spero possa avvenire il prima possibile. Così come il Novecento è stato il secolo caratterizzato dallo sviluppo dell’elettronica, l’UNESCO ha definito il nostro come il secolo della fotonica. Ci sono infatti molti limiti fisici che sono sempre più difficilmente superabili con gli approcci attuali mentre invece la luce rappresenta un mezzo per avere un cambio profondo nelle dinamiche sulle quali si basano le telecomunicazioni e dell’informatica. Una data o una certezza che questo possa avvenire non so darla. Sicuramente non mancherà l’impegno a dare il mio contributo ad offrire questo servizio alle persone.

La versione orginale inglese di questo articolo è pubblicato nel nr. 062 (giugno-agosto 2019) di Ticino Welcome, pp. 26-28.